Alessandro Di Battista parla come uno di noi, ma anche no

ruziywicAlessandro Di Battista non pianifica nessun discorso. Usa spesso frasi lunghe e piene di incisi, che non distraggono chi ascolta perché sono ripetitive e ruotano attorno a tre concetti base: il popolo italiano deve riprendersi la propria sovranità, i membri del Movimento 5 Stelle commettono errori, è vero, ma perché sono dei semplici cittadini al servizio del Paese e la necessità di un reddito di cittadinanza.

Centrale è l’idea di apparire come una persona comune, uno di noi. Per questo la mancanza di schemi retorici predefiniti diventa un pregio nelle orecchie di chi lo sostiene. Così il deputato tende a sottolineare di essere dalla stessa parte degli elettori ogni volta che può. Lo fa l’8 settembre a Nettuno, quando i 5 Stelle tengono un comizio per spiegare ai propri elettori cosa è andato storto nei primi mesi della giunta Raggi a Roma, e dice: “noi, cittadini italiani”, “c’infilano [a noi] il canone in bolletta”, “cittadini sconosciuti, come noi”. Lo fa anche il 13 settembre, intervistato per la stessa ragione da Lilli Gruber a Otto e mezzo: “da cittadino, voglio che la procura vada fino in fondo”, “i nostri soldi di romani”.

E cosa fa un comune cittadino? Lavora, magari manda avanti una famiglia, probabilmente spesso e volentieri si lamenterà del governo. Di Battista esaspera l’ultimo punto. “Noi non siamo più cittadini, ma sudditi”, afferma. Sudditi di chi? Del presidente del Consiglio, ad esempio, “che ha occupato militarmente la televisione pubblica”. Militarmente. Non ci sono i militari? Forse no, ma se si dice: “ha nominato i direttori delle reti Rai” e basta, non spaventa nessuno.

Ma siamo sudditi anche delle banche che “hanno distrutto la vita di migliaia e migliaia di cittadini”. Quali banche? Quelle che sono fallite innanzitutto, Banca popolare dell’Etruria fra tutte, e per le quali Renzi ha emanato il decreto Salvabanche. Sono delle banche diverse dalle altre? No, ma sono state amministrate male. Alessandro Di Battista non si preoccupa troppo delle distinzioni: le banche sono delle entità che fanno cose cattive e verso le quali i cittadini non hanno alcun potere. Le peggiori di tutte sono “le grandi banche d’affari americane, come la JP Morgan”. E qui arrivano i poteri forti, che sono, in sostanza, il male del mondo perché: “per costoro il mercato è più importante dei diritti degli esseri umani” e “il prezzo di qualche obbligazione è più importante del sudore della fronte dei cittadini”. Così le banche sono “grandi esponenti del capitalismo finanziario” che antepongono il mercato ai diritti degli esseri umani.piove-governo-ladro_

Dopo le banche si passa ad altri poteri forti, come “la massoneria toscana” o “le cosche”, tutti citati rapidamente. Ma tanto vogliamo davvero metterci a parlare di grandi e complesse manovre finanziarie? Sono cose che interessano al cittadino comune che lavora e fa fatica per guadagnarsi uno stipendio? No, sono faccende oscure e difficili da capire, quindi cattive.

Alla fine arrivano Francoforte, Bruxelles, Berlino e Washington, cioè la Banca centrale europea, la Commissione europea, il governo di Angela Merkel e gli Stati Uniti in generale (con peraltro la JP Morgan). Di Battista fa una lista di città straniere e quindi lontane. In questo modo rafforza l’idea di lontananza dall’ascoltatore anche rispetto alle banche citate in precedenza. E’ tutto un qualcosa di incomprensibile, che non potremmo mai conoscere. Ma qualcosa di lontano è qualcosa che, volendo, si può raggiungere, no? No, se volessero,verrebbero loro da te, ma sono cattive e non vengono.

L’unica soluzione che il deputato propone è riprendersi la sovranità. Quindi riprendersi un potere che sia indipendente da ogni altro potere. Ma in che senso? Nel senso di sovranità monetaria, che poi significa avere “una banca nostra” e “una moneta nostra”. Ma quindi se ho una moneta mia, poi posso tirarmi fuori dai mercati finanziari e non subire più le conseguenze delle crisi? Intanto hai la sovranità, poi su quello ci ragioniamo. E ancora, la sovranità alimentare perché “i nostri prodotti non contano più” e importiamo olio extravergine di oliva dalla Tunisia. E’ tutta una questione di sovranità e, attenzione, “il Movimento è nato per costruire una sovranità”, perché “senza sovranità non siamo più esseri umani”. E quindi a davanti a Lilli Gruber che gli chiede cosa ne pensi delle parole di John Phillips, l’ambasciatore Usa in Italia, che ha definito il “no” alla riforma costituzionale “una passo indietro”, Alessandro Di Battista risponde sicuro: “vorrei ricordare all’ambasciatore che la sovranità appartiene al popolo italiano” e  “il no è una battaglia di civiltà, di sovranità”. Forse non si sa bene ancora di quale sovranità stiamo parlando, ma “una sovranità” vedrete che la costruiremo. E quello è sicuro.

C’è una costruzione che però Di Battista ripete spesso ed è “e allora”: noi abbiamo sbagliato ogni tanto, è vero, e allora la Boschi con il padre in Banca Etruria? Forse a Roma diamo l’impressione di scarsa competenza e allora Alfano che “c’ha un partito con più indagati e inquisiti che elettori?”. Sono le due parole con le quali si tira fuori dalle difficoltà anche nelle interviste: quando Lilli Gruber chiede una sua opinione sul paragone Renzi-Pinochet fatto da Luigi Di Maio, la risposta è tutto un “e allora”: e allora “la dittatura mediatica”, e allora “le banche d’affari che intervengono sul referendum”, e allora “i direttori delle reti Rai che vengono nominati dal governo” ecc. La conduttrice deve intervenire due volte per far sì che l’intervistato risponda nel merito della questione: è esagerato o no associare Matteo Renzi a uno dei più grandi dittatori della storia recente?

160600733-371d7994-e899-4e8b-ae7c-f672a8817095
Post di Luigi di Maio su Facebook

“E allora” serve a minimizzare i propri errori, o “leggerezze”, di fronte a quelli degli altri, di tutti gli altri, che sono ben più gravi. I 5 Stelle sbagliano per “una grande voglia di interagire, di dare una mano”, da cittadini onesti che vogliono servire il Paese. Magari un po’ impreparati, sì, ma a cosa porta la preparazione? Ad ingannare volutamente gli elettori per far ciò che più conviene ai propri interessi. E così dal palco di Nettuno Di Battista tuona: “capite o no che io prima di pensare ad una cosa se fa comodo o meno, penso se sia giusta o meno?”. Non ha importanza se Roma non ha ancora una giunta completa, se l’assessore all’ambiente Paola Muraro è indagata per abuso d’ufficio, se l’assessore al Bilancio non si trova, gli altri avranno sicuramente fatto qualcosa di peggio e questi sono solo dettagli all’interno di un progetto politico che sta funzionando bene.

Il membro del direttorio dei 5 Stelle fa leva sull’esagerazione, tanto nelle idee espresse (un mercato finanziario che distrugge la vita degli esseri umani), quanto nel lessico usato. Nessuno è un cittadino e basta: ci sono gli “eroi”, che sono gli imprenditori veneti, gli attivisti del Movimento o i magistrati in Molise; ci sono i “compagni” di Luigi Di Maio, Roberto Fico e Carla Ruocco, che sono i cittadini campani che vivono nella terra dei fuochi. Tutte quelle cose brutte che fanno le banche o il PD, e Jobs Act e obbligazioni subordinate vengono inseriti nello stesso elenco, sono “prodotti tossici” che diventano “bubboni enormi” per il Paese. Per questa ragione alla “guerra” dei media il Movimento deve rispondere con una “rivoluzione”. Guerra e rivoluzione. Niente di meno e niente di più.dibattista1

C’è anche un po’ di Bibbia quando calca la mano sul contrasto povero/ricco e quando esalta il reddito di cittadinanza che ai poveri “salva la vita”. Ma anche di italiano letterario quando la banale ricchezza diventa “opulenza”. I registri in ogni caso non variano secondo uno schema, ma del tutto a caso.

Sembra sentirsi effettivamente un leader che infervora le masse, Di Battista, quando inizia a urlare, a sbracciarsi, a diventare rosso in volto e a commuoversi da solo. Tutto da solo.

Ripercorre virtualmente il tour fatto in giro per l’Italia a bordo del suo “scooterone”, elenca le regioni che ha visitato e le difficoltà  che vivono i cittadini e conclude con “e questo è il Paese reale”, contrapponendolo a uno immaginario, raccontato da Renzi. E’ il Paese vero, quello con i problemi della vita quotidiana. Non ce li hai dei problemi tu? E allora vedi che ti stanno raccontando delle bugie? Colpisce come nel Paese reale di Di Battista i pensionati con la minima siano tutti concentrati in Liguria e i cittadini che hanno sofferto della crisi delle quattro banche (Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, CariChieti, Cassa di risparmio di Ferrara) vivano tutti a Sirolo (Ancona).

28a9982e6fe636c1cbf62cfa6ce9a153
Alessandro Di Battista e Massimo Franco

Quello che invece appare costruito e inserito nei punti giusti sono le espressioni. C’è il sorriso magnanimo con cui ascolta le domande di Lilli Gruber sui problemi della giunta Raggi a Roma, che sembra volere dire: vi ascolto a voi, poveri in spirito, che vi preoccupate di cose piccole come l’assessore al Bilancio, quando non vi accorgete che dall’altra parte…ci stanno togliendo la sovranità. C’è la faccia da bravo ragazzo che ascolta educatamente le opinioni di tutti, anche quelle del giornalista de Il Corriere delle Sera, Massimo Franco, che critica la loro gestione del caso Muraro. E alla fine c’è l’espressione umile di chi non se la sente di candidarsi a presidente del Consiglio per il Movimento, perché c’è Di Maio che ha tante capacità in più.

E facce diverse sono quelle che usa mentre parla dal palco di Nettuno, quando con gli occhi sgranati e rosso in volto esalta gli eroici imprenditori del Veneto, o quando con lo sguardo pieno di lacrime e la voce rotta parla della disperata lotta dei 5 Stelle per la sovranità: “ma pensate che sia facile combattere per riconquistare la sovranità in questo Paese con sovranità limitata?”

CAMERA: LEONE DICHIARA APERTI LAVORI DELLA XVII LEGISLATURANel discorso di Di Battista non manca solo la pianificazione, mancano tutta una serie di informazioni. Non si capisce cosa sia di preciso questa sovranità che viene tirata fuori a ritmo di 10/15 minuti. Non si capisce quale ruolo assegnerebbe il Movimento alle banche e nemmeno con quali banche ce l’abbiano di preciso. Non si intuisce un minimo di proposta, non c’è mai un “noi faremmo”, se non per quanto riguarda il reddito di cittadinanza. Il messaggio contenuto in ogni intervento è che loro sono onesti, leali, e trasparenti. Sono come noi, semplici cittadini. Sta a noi decidere se ci stia bene affidare a persone che potremmo incontrare ogni giorno al bar del nostro paese la guida dell’Italia. E soprattutto sta a noi decidere se davvero tutti i cittadini, cioè ogni singolo italiano, senza distinzioni, parlino come Alessandro Di Battista.

Annunci

Una risposta a "Alessandro Di Battista parla come uno di noi, ma anche no"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...