Candiani e il discorso del perfetto leghista

candiani1Stefano Candiani è un leghista e, in quanto tale, non ha preso bene la decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non convocare nuove elezioni. Soprattutto non ha gradito la nomina di Angelino Alfano al ministero degli Esteri nel nuovo governo Gentiloni.

Per questo il senatore ha esternato il suo scontento in un breve intervento a Palazzo Madama. Come? Attaccando direttamente il suo interlocutore, “un ministro che all’estero non so come possa rappresentare degnamente un Paese che non ha saputo difendere all’interno”. Il motivo: secondo la Lega l’Italia non ha saputo imporre la sua volontà sulla questione migranti ed è un paese sempre più insicuro a causa delle strette sull’autodifesa.

Candiani ha proseguito il suo discorso invitando il suo interlocutore a prendere qualche lezione di inglese visti i fatti di cronaca dei quali il neo numero uno della Farnesina era diventato suo malgrado protagonista in passato. Il riferimento è al (cattivo) accento dell’ex delfino di Berlusconi che in un incontro con il commissario europeo per il commercio Cecilia Malmstrom aveva creato non pochi problemi di comunicazione tra i due.

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Non è tuttavia la competenza linguistica, bensì quella politica che preoccupa il leghista. Candiani nutre infatti seri dubbi circa la possibilità di Alfano di “difendere gli interessi del Paese in Europa” senza piegarsi alla Germania” né tanto meno a quelli “multinazionali che si sfogano … utilizzando il sistema finanziario come leva per entrare pesantemente”. Un mantra del partito del Carroccio che, accantonato il federalismo e la secessione della Padania, da anni si batte contro la presunta supremazia di Bruxelles.

L’intervento prosegue con un’altra invettiva che bersaglia Alfano in quanto esponente di un esecutivo inefficiente. Un escamoutage per criticare tutti coloro che hanno formato e sostenuto il governo, riassunti in uno sprezzante “voi”.

Secondo il senatore, il prezzo pagato dagli italiani a causa delle “contraddizioni, ipocrisie e delle falsità di Renzi e del Partito Democratico” è troppo pesante. Per questo loro stessi hanno “bisogno di elezioni“. L’intervento si conclude all’insegna dello strumento di comunicazione privilegiato dai politici italiani: lo slogan.

 

 

 

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