Angela Merkel e gli elenchi che rassicurano

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Alle 11:00 di martedì 20 dicembre, Angela Merkel ha tenuto un discorso riguardo all’attacco terroristico al mercatino di Natale di Berlino avvenuto il giorno prima. Nella serata di martedì, l’attacco è stato rivendicato dall’Isis tramite l’agenzia di stampa Amaq. La cancelliera ha risposto al “te l’avevo detto” dei sostenitori di Alternative fuer Deutschland ponendosi su un livello completamente diverso.

Nel suo intervento, il capo del governo tedesco doveva sostenere una popolazione colpita dall’ennesimo attentato, dopo i tre precedenti di luglio.  Ma doveva anche rispondere alle critiche dei suoi avversari politici, in particolare quelle del partito di estrema destra Alternative fuer Deutschland, che l’accusavano di aver accolto troppi profughi nel 2015 a causa di una linea sull’immigrazione che è stata definita di “porte aperte”. Linea con la quale una buona parte degli elettori tedeschi è sembrata non essere d’accordo, se alle amministrative in Sassonia, Baden-Wuerttemberg e Renania-Palatinato il successo è andato proprio ad AfD.

 

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Veduta area dei mercatini di Breitscheidplatz dopo l’attentato

Angela Merkel ha subito fatto sua la paura che la Germania prova in queste ore. Dice che andrà a Breitscheidplatz come “molti altri berlinesi” per “mostrare la nostra partecipazione”. Da cancelliera che parla a potenziali sostenitori diventa parte della folla. Non ci sono più le etichette e i ruoli sociali, non ci sono più nemmeno i cittadini, ma solo tanti “altri” uomini e donne.

Anche lei, come il resto della Germania, ha subito perdite e sta soffrendo. Ricorda innanzitutto i morti con un breve periodo che inizia con “dodici uomini, che ieri erano ancora fra di noi” e termina con “non sono più fra di noi”. E’ semplice, non servono giri di parole. Questo linguaggio abbinato al periodo dell’anno e al simbolo che è stato colpito, i mercatini di Natale, che ricordano le feste che si avvicinano e i lunghi pranzi con i parenti, fa sì che i morti diventino parte di un’unica grande famiglia tedesca. Mancheranno alle tavole di tutti, tutti li piangono e “noi tutti, un’intera nazione” è unita nel cordoglio.

I vocaboli che sceglie sono enfatici e cercano di dare voce alle emozioni che percorrono la nazione in questi giorni. Alle vittime, la vita è stata “rubata”, mentre i feriti “lottano” per la vita o il recupero delle forze.Il resto della popolazione spera e alcuni “pregano” che chi è stato colpito trovi fiducia e conforto. Non parla di poliziotti, ma di “uomini e donne” che stanno compiendo una “difficile missione” e li ringrazia “di cuore”. Infine definisce l’attentato un “colpo terribile” che in tedesco suona anche più disgustoso, con l’allitterazione di sch: “schrecklichen Schlag”. 

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Angela Merkel sul luogo dell’attentato

L’intero discorso ha una struttura quasi circolare ed è racchiuso fra due serie di tre aggettivi. Inizia con Merkel che dice di sentirsi “atterrita, scioccata e profondamente triste” di fronte a quanto avvenuto. Termina con il sogno di una vita in Germania che sia “libera, in comunione e aperta”. Una struttura circolare è una struttura che non prevedere una progressione e in effetti la cancelliera non aggiunge nulla, ma conferma la politica di accoglienza di profughi e richiedenti asilo.

E’ il passaggio più spinoso del suo intervento e lo sa bene. Ci arriva solo dopo l’espressione del proprio cordoglio per i morti, gli auguri di guarigione ai feriti e i ringraziamenti a polizia e soccorsi. Il nocciolo della questione è racchiuso in una frase che è ricca di subordinate, segno che è stata pianificata con molta attenzione. Inizia con “lo so”. In questo modo si mostra pronta a rispondere agli oppositori, ma anche comprensiva delle critiche e dei dubbi dei cittadini tedeschi. Ammette che per la Germania sarebbe ancora più difficile da sopportare se si scoprisse che a compiere l’attentato è stata una persone che in precedenza aveva fatto richiesta di “asilo e protezione”. “Asilo e protezione” fanno impressione se contrapposti all’immagine di un camion che si lancia a tutta velocità su una folla di persone che passeggiano per dei mercatini di Natale. Lo sa, Angela Merkel, che è un contrasto che fa rabbia e non lo giudica, ma lo comprende. Ed è ancora peggio per tutti quelli che quotidianamente sono impegnati nei centri d’accoglienza. Ma, e qui arriva un passaggio fondamentale, è terribile anche nei confronti di coloro i quali “hanno veramente bisogno della nostra protezione” e si sforzano di integrarsi al meglio in Germania. Non divide queste due frasi, le lega con la congiunzione “e”: mette sullo stesso piano chi lavora per l’accoglienza e chi viene accolto, tedeschi e profughi. Tutti feriti e arrabbiati di fronte a un simile gesto.

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Frauke Petry, leader di Alternative fuer Deutschland

Più avanti, assume lo stesso punto di vista di chi si chiede come sia possibile che una situazione di festa, come le compere prenatalizie, si sia trasformata in un luogo di morte. A differenza di AfD, Merkel dichiara:”Non ho una riposta facile per questa domanda”. E’ una situazione complessa, quella della mancata integrazione, e non la si risolve con rimedi comodi come rispedire tutti gli immigrati al mittente e chiudere le frontiere.  La cancelliera ha un atteggiamento diverso rispetto a chi trova subito e con assoluta certezza un nemico contro il quale sfogare la propria frustrazione. E questo, in un’epoca di post verità, è rassicurante.

Infine, per gestire le emozioni ricorre agli elenchi. Lo fa quando parla dei dodici morti “che erano felici pensando al Natale, che avevano piani per le feste”; lo fa quando manda un pensiero “ai morti, ai feriti, alle loro famiglie, parenti e amici”; e lo fa per ringraziare “soccorsi, polizia, vigili del fuoco medici e personale sanitario”. Un elenco mette ordine nel caos e delimita il campo: questi sono i danni, queste le persone coinvolte. Abbiamo tutto sotto controllo, si può superare.

“Non vogliamo vivere in questo modo, paralizzati dalla paura del male. Anche se in queste ore ci colpisce pesantemente. Troveremo la forza per vivere la vita che vogliamo vivere in Germania: libera, in comunione e aperta.”

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