Disprezzare la televisione in modo televisivo

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Come tutti i 31 dicembre, anche quello del 2016 ha avuto i suoi discorsi di fine anno. Ha parlato Barack Obama, ha parlato Sergio Mattarella e ha parlato anche Beppe Grillo. Lo ha fatto in modo molto televisivo, pianificando l’intervento nei minimi dettagli. Gesticolando tanto, ma anche abusando dell’aggettivo “straordinario”.

Il Movimento 5 Stelle sta attraversando una fase critica, segnata da alcuni successi di grande risalto mediatico, come la vittoria del “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre, ma anche dalle difficoltà incontrate dalla giunta di Virginia Raggi a Roma e dall’impressione che al loro interno siano in crescente contrasto.

Quelle mosse contro i penstellati, Grillo non le chiama critiche ma “rumori”. Insomma un qualcosa che non ha nessuna utilità e disturba chi vuole ascoltare. Per sottolineare meglio il concetto, vengono fatte partire delle voci in sottofondo, fra le quali si distinguono quelle di Corrado Augias, di Vittorio Sgarbi e di Vincenzo De Luca. Il loro volume aumenta progressivamente, fino ad arrivare effettivamente a disturbare chi sta ascoltando il discorso dell’ex comico, il quale conclude: “sentite questi rumori. Ecco, sentiteli, sentite questi rumori. […] Noi abbiamo vissuto un anno dentro questi rumori.” Le critiche sono quindi nient’altro che un fastidio, da cui è naturale volersi liberare.

titolo-tzetzeLa prova che gli italiani sono stanchi di soffrire per tutto questo inquinamento acustico è il risultato del referendum, che Grillo presenta come la vittoria dei cittadini sull’informazione: “tutta questa informazione per cambiare la testa degli italiani non è riuscita. Gli italiani hanno guardato finalmente la realtà come dicevo qualche anno fa: con la testa in giù e i piedi in su, alla rovescio. E guardando alla rovescio hanno capito qual è la vera realtà”. Qual è la vera realtà il leader dei 5stelle non lo dice. Quello che si limita a fare è insinuare il sospetto, che diventa subito convinzione, che qualunque cosa raccontino “la stampa, la televisione e i giornali” non sia del tutto esatta. O addirittura che sia sbagliata a prescindere. La parola d’ordine diventa perciò “dubitare”, dubitare di tutto, soprattutto dei mezzi d’informazione tradizionali. Ma una volta tolti questi, quali altri canali di informazione rimangono? Innanzitutto il Blog, poi testate online come Tzè Tzè che raccoglie le notizie più votate dalla rete, perchè quelle, sì, che interessano ai cittadini. Poi che siano poco utili o false poco importa: la gente non ha bisogno di qualcuno di più competente che l’aiuti a capire quale notizia è più importante di un’altra, sa perfettamente autogestirsi.

Colpisce come in tutto questo rifiuto dei media tradizionali, il leader del Movimento 5 Stelle appaia piuttosto televisivo nel modo di comunicare. Utilizza, ad esempio, due telecamere, in modo da poter cambiare spesso l’inquadratura e non perdere l’attenzione di chi sta guardando.

discorsobeppe17Il video poi inizia con i famosi “rumori” e con Beppe Grillo, in silenzio, che si rigira una pialla tra le mani. Lo spettatore è già catturato, perché si chiede cosa c’entri un attrezzo da falegname nel discorso di fine anno. Serve a poco, in effetti, se non a suggerire che chi sta per parlare è uno che ha radici nel popolo che lavora, che si sporca le mani. “Non c’è stato uno dei miei figli che abbia capito cosa fosse questo. […] Un oggetto misterioso, fantastico”. Gli ultimi due aggettivi sono un regalo agli spettatori più anziani, che lo ascoltano malinconici, pensando ai giovani d’oggi che queste cose non le sanno più. Chi invece non ha riconosciuto subito la pialla, ora si sente giovane (indipendentemente da quello che dice la carta d’identità) e guarda il genovese con lo stesso atteggiamento con cui si ascolta il nonno che racconta storie sulle propria infanzia, su un passato lontano lontano.

La pialla acquista un po’ di senso quando Grillo dice: “Sto ancora cercando di capire se io sono digitale o sono analogico. Sono con un piede sulla pialla e un piede sul computer”. Tralasciando che sia sulla pialla che sul computer è meglio metterci una mano, gli oggetti di cui il leader del Movimento si è circondato non sono stati scelti a caso. E’ seduto dietro a una scrivania ricoperta di libri, con gli occhiali appoggiati quasi distrattamente su uno di questi, a suggerire che ha appena finito di leggerlo, perché lui non smette mai di studiare e di documentarsi. Alle sue spalle, c’è addirittura un’intera libreria. Alla sua destra, sopra la scrivania, ci sono un computer e una lampada, perché s’informa sui libri, ma anche in Internet, come ben sappiamo. Sta al passo con i tempi.

1461602843642-d__casaleggio__non_piu_beppegrillo_it__ecco_blog_stelleNemmeno i gesti delle mani sono lasciati al caso. Quando parla dei “rumori” in mezzo ai quali eravamo immersi nel 2016, dicendo: “che ci arrivavano, che ci arrivavano”, sottolinea il gesto dell’arrivare con le mani. Lo fa anche quando racconta di come Gian Roberto Casaleggio faceva un parallelo fra i cavalli che univano l’impero di Gengis Khan e i bit che attraverso la rete uniscono il mondo. Infine, quando afferma che il Movimento ha rotto un “paradigma circolare”, cioè il sistema della vecchia politica, con la mani simula una sfera, a evidenziare la chiusura mentale dell’establishment.

Durante tutto il discorso continua a incespicare e a respirare in maniere affannosa, come se avesse il fiatone. Serve a dare l’impressione che il tempo scorra veloce e che il Movimento faccia un sacco di cose tutte insieme, per tenere il passo. E’ questa la differenza fra i grillini e gli altri. Quella nella quale viviamo è una realtà complessa, una realtà che”non è proprio quella che vedi”. Ma i politici di oggi non riescono né a decifrarla né a gestirla, perché: “la mentalità è già vecchia”.  Il Movimento invece cerca di capire e intuire il mondo del futuro, per fare un servizio alla società: “il Movimento non vuole scalare la società, è la società che scala attraverso il Movimento”.

Per descrivere tutto quanto ruoti nella loro orbita, Grillo utilizza l’aggettivo “straordinario” sei volte. E’ straordinario l’abbinamento fra un comico e un manager, è stato straordinario il “vaffa” che ha lanciato il Movimento, ma anche l’eredità che lascia Casaleggio padre e la democrazia dal basso con Rousseau, la piattaforma online attraverso la quale gli iscritti votano le proposte di legge, partecipano alla costruzione delle leggi e decidono sulle questioni proposte dal leader.

310x0_1461595412054-schermata_2016_04_25_alle_16-40-36La democrazia diretta è l’aspetto maggiormente esaltato:“i cittadini cominciano a capire una cosa meravigliosa che è il Movimento 5 stelle e la democrazia. Non sei più rappresentato da nessuno, ma ti auto-rappresenti, se hai strumenti come Rousseau”. Parlare di auto-rappresentazione in una democrazia rappresentativa com’è l’Italia significa ridiscutere le basi stesse dell’assetto politico del Paese. E in effetti è quello che da sempre sostengono di voler fare:  distruggere il sistema, ridiscutere le regole, rifare tutto da capo. Come? Ecco, le idee non sono ancora completamente definite, tanto che Grillo usa parole ed espressioni dal significato indefinito, come: “tutta questa cosa circolare”e  “vuoto di qualsiasi roba”.

L’intero discorso è un insieme di critiche ai politici, di storie usate quasi come se fossero parabole, di iperboli come: “l’apocalisse dell’intelligenza” o “abbiamo scuole […] come bunker trincerati sottoterra” e di esagerazioni:  “lavoro è una parola che non ha quasi più senso”.

big-blog-grillo-raggi-di-maio-832129E’ un crescendo verso il finale, che si risolve nell’esaltazione del Movimento, senza ammissione di replica: “Dobbiamo essere orgogliosi che l’italiano è il migliore. […] Gli indiani saranno il più grande ufficio del mondo, i cinesi i più grandi operai del mondo, ma noi siamo sulla vetta dell’intelligenza. […] Noi siamo la sintesi, come Movimento 5 Stelle, dei migliori in Italia”. Punto. Poi le critiche, cosa vuoi, sono fatte da gente che ragiona ancora con i vecchi schemi, che non capisce di cosa ha veramente bisogno il popolo. “Non abbiamo natalità, nel frattempo blocchiamo l’immigrazione o non inseriamo l’immigrazione in modo logico [..] sono tutti problemi molto seri. E questi? Di cosa parlano? Del populismo. Il populismo.” E’ poca cosa un’etichetta di fronte ai problemi della gente. Se sei un normale cittadino, t’interessa riuscire a pagare le bollette, non parlare di concetti astratti, che vanno bene solo per politici e intellettuali. Poi, certo, c’è da tener presente che un concetto astratto come l’orientamento politico, poi si concretizza in leggi e manovre e quelle, sì, che riguardano ogni cittadino. Se ad esempio si diventa sindaci di una grande città, avendo come capacità specifica quella di essere onestamente preoccupati che gli assessori utilizzino i mezzi pubblici invece che le auto blu, ecco, può essere che poi tutto il resto non funzioni benissimo.

Ma questi sono ragionamenti da vecchia politica. Dobbiamo toglierci tutti i dubbi e aprire gli occhi: i pentastellati sono i migliori perchè hanno “un piede di qua e uno di là”, come Beppe.

 “Voglio anche dirvi che io sono questo: sono la pialla, sono il saldatore, sono il cervello, e sono il computer.”

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