Il piano B di Kennedy

Fra il 15 e il 28 ottobre del 1962 il mondo ha rischiato per almeno due volte che le due grandi potenze della seconda metà del ‘900, Stati Uniti e Unione Sovietica, dessero il via a una guerra nucleare. Si arrivò così vicino al terzo conflitto mondiale, che l’allora presidente americano John Fitzgerald Kennedy aveva già preparato un discorso per annunciare l’attacco all’Urss.

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Il presidente Kennedy firma l’autorizzazione per la “quarantena”

Il 14 ottobre un aereo U-2 effettua un volo di ricognizione sui cieli cubani e conferma le voci che già circolavano al Congresso: il leader sovietico Nikita Khrushchev sta facendo installare missili nucleari a medio raggio sull’isola e li sta puntando contro gli Stati Uniti. Kennedy convoca urgentemente il fratello e ministro della Giustizia Bob, assieme al segretario della Difesa Robert McNamara. I tre discutono a lungo, l’imperativo è evitare lo scontro aperto. Per questa ragione si decide per il blocco navale, che verrà chiamata “quarantena” affinché non venga frainteso con un atto di guerra. La flotta statunitense, assieme a quella di alcuni Paesi sudamericani, deve impedire alle navi russe di portare armi e altro materiale bellico sull’isola governata da Fidel Castro.

Il 27 ottobre un U-2 che batte bandiera a stelle e strisce viene abbattuto su Cuba. Il giorno prima un sottomarino sovietico in rotta per Cuba era stato intercettato da una nave americana. Quest’ultima aveva lanciato alcune bombe di avvertimento al primo, che era riemerso senza sparare. Molti anni dopo si scoprirà che il comandante del sottomarino aveva già dato l’ordine di armare le testate nucleari in dotazione al mezzo, ma il secondo comandante, Vasili Arkhipov, l’aveva convinto a desistere. L’episodio fu rivelato al pubblico solo nel 2002 e il direttore dell’archivio di Stato scrisse in quell’occasione: «Un tizio di nome Vasili Arkhipov ha salvato il mondo».

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Fidel Castro con Nikita Khrushchev

Fidel Castro, nel frattempo, aveva scritto una lettera a Khrushchev intimandolo di attaccare gli Stati Uniti con i missili installati a Cuba, nel caso gli americani avessero tentato una nuova invasione dell’isola, com’era già avvenuto due anni prima.

 

L’Unione Sovietica propose allora due compromessi, uno pubblico e l’altro privato. Nel primo prometteva di togliere i missili se l’America avesse giurato di non invadere l’isola alleata del blocco sovietico. Il secondo invece intimava a Kennedy di togliere i missili a lungo raggio installati nelle basi americane di Turchia e Italia e puntati contro la Russia.

John F. Kennedy accetta il secondo accordo in privato. Vengono rimosse le armi, finisce il blocco navale. E il mondo tira un sospiro di sollievo.

Ma cosa sarebbe successo se non fosse andata così? Sarebbe davvero iniziato un terzo conflitto mondiale combattuto con armi nucleari? Non possiamo dirlo con certezza, ma possiamo sapere come avrebbe annunciato l’attacco a Cuba il presidente Kennedy. La prima pagina del discorso è stata infatti messa online dal John F. Kennedy Presidential Library and Museum di Boston nel 2012.

Eccola. Tra le righe emerge la riluttanza con la quale Kennedy dava il via alle operazioni militari e, allo stesso tempo, la convinzione di non poter fare altrimenti.

 

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